Comune di Follo homepage

Consiglio e Giunta
Il Sindaco
Giunta Comunale
Consiglio Comunale
Statuto
Organizzazione generale

Segretario Comunale
Ufficio Anagrafe
Ufficio Tecnico LL.PP. e Ambiente
Ufficio Urbanistica
Piano Regolatore
Ufficio Stato Civile
Ufficio Elettorale
Ufficio Leva
Ufficio Tributi e Scuola  Servizi Cimiteriali
Ufficio Ragioneria e Contabilità
URP
Ufficio Personale
Polizia Municipale
Sportello Unico delle Imprese
Protocollo e Albo Pretorio
Servizi Sociali
Attività Produttive
CUP

Regolamenti e modulistica
Modulistica
Regolamenti e Ordinanze
Bandi e gare
Link













"La nostra storia attraverso le fotografie"

Numeri Utili
Emergenze
Numeri Utili
Territorio
Dove Siamo
Paesi e Borghi Antichi
Fiume Vara    Territorio e storia
La cultura
Eventi
Biblioteca                
    Le Associazioni          Ufficio Cultura e Turismo
Filo diretto
Invia una e@mail

 

TERRITORIO E STORIA

Un po' di storia

Il nome di Follo compare  in documenti dell'anno 1197 d.C.e probabilmente deriva , come l'omonimo Fullo presso Genova, o il toscano Follonica, dal verbo tardo latino fullare, (da cui l'italiano follare). Indicherebbe il luogo dove avveniva la follatura  (lavatura) di panni, ovvero (nel significato di pigiatura) dove si pigiava l'uva o si macinava il grano, utilizzando le acque fluviali. Altri documenti medievali lo farebbe derivare da fola nel significato di riserva di caccia. Ancora oggi sulla carta del territorio comunale è denominata Folo la collina a monte della provinciale Piana Battolla - Piano di Follo, tra il rio Canaletto e il rio della Banca.  Nella preistoria le popolazioni locali, tribù liguri-apuane, si sostentavano con l'agricoltura, integrata dall' utilizzo  delle acque del Vara e del Durasca  per l'irrigazione, la macinazione dei cereali, il trasporto del legname e  la pesca. Fin dal 238 a.C. anche in Val di Vara la fiera civiltà  dei Liguri Briniates si oppose validamente all'espansione romana. Il console romano Marco Emilio Lepido (che fece costruire la via Emilia e morì nel 152 a.C.), combattè lungamente i Liguri, che definiva "montani duri agrestes", tanto che, per affermare definitivamente la pax romana nel territorio ligure-apuano, si dovette procedere alla loro deportazione in massa nel beneventano. Perciò solo nel 20 a.C., dopo due secoli di lotte, l'imperatore Augusto potè inserire la Liguria nelle undici regioni dell'impero romano, tracciandone i confini , a ovest e a sud, dal "Varo" alla Magra e, verso nord, dalla riva destra del Po fino alla confluenza del Trebbia, ora in territorio piacentino. Dopo la sottomissione definitiva dei liguri Apuani (14 a. C.) Roma favorì la costruzione di opere quali  postazioni difensive, torri di controllo dei confini e vie di comunicazione; opere ulteriormente consolidate in occasione della spedizione di Belisario, imperatore bizantino, che nel 538 d.C. venne accolto benevolmente dalle popolazioni della Val di Vara. La  spedizione longobarda di Rotari (dal 641 al 643) fa da contraltare alla diffusione del Cristianesimo che vide fiorire monasteri benedettini e colombiani. Seguirono varie invasioni via terra di popolazioni barbariche, e saccheggi di pirati (vedi, nel 1051, l'incendio e distruzione di Luni, che si narra scambiata per Roma, a causa dei suoi bianchi edifici marmorei, dal saraceno Mugiahid (o forse dal re normanno Hasting). Le varie guerre, epidemie, carestie produssero sconvolgimenti e paurosi cali nella popolazione locale. Questi avvenimenti, uniti allo smembramento delle antiche proprietà fondiarie romane, contribuirono all'abbandono delle zone montane a favore dei borghi collinari più facilmente difendibili. Ad esempio, Tivegna e il suo territorio, comprendente anche Follo Alto, passò in feudo dai Vescovi lunensi ai potenti "Uomini di Vezzano"nel 936 d. C. (Imperatore Ottone I). L'agglomerato urbano di  Piano di Follo, già Castrum nel secolo decimo, si sviluppò all' epoca intorno alla chiesa di San Martino, eretta, forse per opera dei pellegrini francesi che si recavano a Roma in visita giubilare, e che qui avevano trovato quella buona accoglienza di cui è probabile testimonianza l'affresco con l'episodio del Santo che divide il proprio  mantello con la spada e ne dona la metà al povero pellegrino, episodio raffigurato nell' emblema del comune di Follo. Seguendo la sorte dei territori della Lunigiana, durante il secolo X, anche la zona del fiume Vara divenne estense e obertenga. In seguito  Carpena, Follo, Tivegna  insieme al castello di Portovenere, furono ceduti dai nobili vezzanesi a Genova nel 1113, e la Repubblica vi insediò dei feudatari fedeli tra i quali i Malaspina  a Follo, i Da Passano e i Conti di Lavagna nelle altre zone; poi tutto ripassò sotto i vescovi di Luni, per entrare quindi, nel febbraio del 1224, direttamente nella "Compagna" di Genova. Nel 1252 il papa Innocenzo IV concesse il territorio al nipote Nicolò della nobile famiglia dei Fieschi , che nel 1276 lo vendette alla Repubblica di Genova che lo rese "terra di confine" e caposaldo da opporre alle mire espansionistiche dei fiorentini e dei pisani.  La storia del castello di Follo Alto (e la sua distruzione) si accompagna alle lotte per il potere su queste terre fra i vari "castellani". Nei secoli XIV e XV, i territori, già  passati a Castruccio Castracani. signore di Lucca, alla fine del XIII secolo, diventano domini dei Visconti, degli Sforza, dei Francesi e dei Malaspina. Ottengono definitivamente la "cittadinanza" genovese in seguito all'intervento dell'imperatore Carlo V, alleato dei Doria, che contribuisce a strutturare le varie comunità, attribuendo loro un Console locale, nominato direttamente dalla "Superba", che rappresentava il Podestà. Nel 1578 viene infatti redatto un primo vero statuto della comunità di Follo che regola la legislazione, gli usi e le consuetudini. Il codice ("Capitula et seu Statuta civilia et criminalia loci et Communis Folli") prevede le leggi civili (sessantasei capitoli) e le leggi criminali (diciassette capitoli). Sicuramente i nobili locali furono fedeli sudditi della repubblica genovese, che elargì immunità e privilegi alle comunità di Bastemoli, Follo e Valeriano  e a quelle di  Carnea e Sorbolo dal 1413 al 1677. Trascorso  il breve interregno austro - ungarico, con la pace di Aquisgrana che pose fine alla guerra  per la successione austriaca (1745 - 1748), tutto il territorio della Val di Vara tornò a Genova Così nel 1797 la Repubblica di Genova risultava definitivamente divisa in quattro giurisdizioni. Nella terza, denominata "Giurisdizione del Golfo di Venere" (confinava con la Lunigiana e col Mesco, aveva come capoluogo La Spezia ed era divisa in otto cantoni), il terzo cantone era composto dalle località di Tivegna, Bastemoli, Follo, Sorbolo e Carnea.Durante il breve periodo della Repubblica Democratica di ispirazione napoleonica del 1805, le località costituirono un unico comune. Il Congresso di Vienna del 1815, che ridisegnò l'Europa dopo le campagne napoleoniche, assegnò il territorio al Regno Sardo - Piemontese. Dopo l'unità d' Italia e la successiva grande espansione economica del capoluogo di La Spezia, avvenne, nel 1923, la creazione della Provincia della Spezia di cui Follo e il suo Comune fanno tuttora parte. La popolazione del comune contribuì in larga misura al grande sviluppo che caratterizzò il capoluogo con la costruzione dell' Arsenale Marittimo Militare della Spezia e con le nuove attività commerciali del porto mercantile voluto dal politico follese (di Bastremoli) Giobatta Paita. All' epoca  la "forza lavoro" del porto veniva per lo più reclutata tra i robusti contadini e i boscaioli della Val di Vara, sopratutto nella difficile e pesante attività di camallaggio.  La seconda guerra mondiale vide il Comune di Follo colpito da deportazioni, bombardamenti e da innumerevoli episodi di guerra e poi di guerriglia  che videro oppposte milizie e truppe tedesche ai vari gruppi partigiani. La rappresaglia fascista e tedesca del 28 luglio 1944 causò lo sfollamento ed il rogo del vecchio centro storico del paese di Follo Castello, ritenuto covo dei partigiani della brigata "Giustizia e Libertà". Oggi  Follo è uno dei comuni  emergenti per le attività economiche, sportive, folcloristiche, culturali, sociali e per essere "il comune più giovane"della provincia di La Spezia per età media degli abitanti.  

Un primo sguardo al territorio

Il comune di Follo, nella regione Liguria, provincia di La Spezia,è situato a circa 12 km a nord - ovest della Spezia, sul versante destro del fiume Vara in prossimità della confluenza col fiume Magra e sulle pendici orientali del monte Croce; ha una superficie di 23.13 km quadrati ed una popolazione di circa 5800 abitanti. Confina con i Comuni di Bolano, Calice al Cornoviglio, Beverino, Riccò del Golfo, La Spezia, Vezzano Ligure e con quello di Podenzana (Regione Toscana), provincia di Massa Carrara. Fra Liguria e Toscana, dunque, terra di confine per storia, cultura e tradizioni come tanti comuni della grande "Lunigiana Storica". Il territorio comunale è molto verde e di grande pregio ambientale, con numerosi boschi di pini e di castagni. Prevalentemente collinare, favorisce le caratteristiche colture a terrazze di  uva, olive, frutteti, verdure, fave, fagioli, mais, grano farro,piante e fiori. La zona fluviale, molto importante dal punto di vista ambientale, fa parte del Parco Naturale Montemarcello - Magra -Vara. I monti più elevati sono il Monte Croce (610 m.) vicino a Carnea, il Monte Grosso (531 m.) da cui nasce il Rio Cambertano, che sfocia nel Vara a Piana Battolla; il Monte Termi Dritti (532 m.) presso Sorbolo, da cui nascono il Rio Borrascano, che sfocia nel Vara vicino a Beverino, e il torrente Gorda, che confluisce a Costa di Tivegna; il Monte Torraca (301 m.) presso Follo Alto e Villa. A parte la limitata  zona di pianura affacciata sulla Val di  Magra, il comune di Follo fa parte integrante della Val di Vara per ambiente e per civiltà, con il suo esteso territorio collinare tra i due fiumi che lo delimitano (a Nord Est il Vara e a Sud Ovest il Durasca). Le numerose frazioni sono rinomate per i vini, l'olio, la gastronomia tradizionale, i prodotti del bosco (funghi, castagne, miele, legname), la selvaggina (cinghiali, lepri). L' allevamento (suini, conigli, gallinacei, ovini e caprini) è limitato all' autoconsumo con una piccola e pregiata produzione di insaccati e formaggi. Le attività ristorative sono diffuse, con ristoranti e trattorie tipiche in varie frazioni. Due gli agriturismi, a Rossoli (Sorbolo) e a Carnea. La gastronomia tipica ligure - lunigianese, propone torte di erbi e di riso, bombe di riso, sgabei, testaroli, frittelle di baccalà, cinghiale e capra con polenta, lepre, piatti di pesce, molluschi e crostacei del vicino mare spezzino. Oltre al capoluogo Piano di Follo le altre frazioni sono Piana Battolla, Bastremoli, Carnea, Follo Alto, Tivegna, Sorbolo, Valdurasca, Via Romana.

La Val di Vara

  La Val di Vara è la più grande valle della Liguria, traversata per 68 km. dalle acque incontaminate del Vara e dei suoi affluenti, con un bacino di 545 km. quadrati, pari a due terzi della provincia di La Spezia. E' anche la zona più coltivata, con vigneti, uliveti, frutteti, produzioni di verdure, foraggi, legnami e prodotti del bosco, funghi, erbe medicinali, e aromatiche, salumi, formaggi, cacciagione, pesca, e piccoli allevamenti di caprini, ovini, bufale. La popolazione è rimasta vicina alle tradizioni storiche, religiose, architettoniche, contadine. Il paesaggio, tra i saliscendi delle valli minori, ricche di limpidi torrenti, si copre di verdi castagneti macchiati da argentei uliveti, e più in alto da scure pinete primigenie, alternati da campi e  terrazzzamenti a vigne, frumento, mais, grano, farro, verdure, frutteti,foraggio. Più in alto, fra ginestre, ginepri e lavande, si risale verso i pascoli e l'aria balsamica dei boschi di pini, larici, faggi dei passi Cento Croci, dei Casoni e del Rastrello, rivolti sia ai lontani orizzonti marini delle Cinque Terre, sia all' alta Val di Taro e alla Lunigiana. Tutto ciò nel silenzio e nel fascino di antichi borghi, chiese e castelli, ereditati dall' intricata storia di una terra "di confine" risalente alla civiltà dei Liguri Apuani e delle misteriose statue stele. L'arteria principale è la via  Aurelia. Liberata dal traffico pesante (passato sull' autostrada A 12 Genova - Rosignano), l' antica via consolare è divenuta una comoda e godibile strada turistica e di servizio locale, che ci accompagna, con diramazioni per tutte le località della Val di Vara, fino al confine con la provincia di Genova. In  questo quadro di paesaggio e di civiltà, le comodità e le tecnologie moderne sono introdotte nel tessuto dei borghi con attenzione all'armonia e alla natura. Numerosi ristoranti tipici, trattorie, osterie, alberghi, campeggi, agriturismi e impianti sportivi.  La zona è un paradiso per trekking a piedi, a cavallo, in mountain bike, e per la canoa e il kaiak.

   

Dati geologici e meteo  

Geologicamente il territorio, articolato fra pendii e ampie incisioni, è costituito da scisti argillosi cretacei con alternanze di arenarie e argilliti con marne siltose e masse di pietre verdi, i terreni sono in genere stabili e di scarsa franosità, il Vara, alimentato da torrenti e torrentelli delle valli minori, genera nella piana un suolo sabbioso, fertile e sciolto, adatto a ortaggi e frutteti. La piovosità, abbondante e discontinua,  è in genere maggiore verso novembre e aprile, con minimi a maggio-giugno e agosto. Il clima mite è di tipo mediterraneo-montano, modulato dalla complessa conformazione orografica in vari microclimi.  

La vegetazione

  ZONA FLUVIALE - Partendo dall'alveo del Vara, la vegetazione sommersa di tipo algale è caratterizzata dalla presenza di specie limofile: Oscillatoria, Euglena, Spirulina, ecc. Le piante superiori quali il Millefoglio d'acqua, il Ceratofillo comune e la Brasca si sviluppano nelle acque stagnanti e quindi tipiche dei tratti fluviali a più lento deflusso e delle pozze. Alle piante sommerse fanno compagnia i canneti a Cannuccia di palude  e la Lisca  che si insediano in acque basse o sui depositi limosi emersi, saturi di umidità. Lungo il corso fluviale, nelle parti soggette a frequenti sommersioni, c'è  una fascia di vegetazione di piante annuali (del genere Bidentalia tripartiti e  Onopordetalia). Tale fascia vegetazionale ha la sua maggiore estensione nel Vara a valle di Piana Battolla. 

SULLE RIVE - In condizioni  più stabili e favorevoli si impiantano direttamente sulle ghiaie e sui depositi di ciottoli i gruppi di salici che costituiscono la prima fascia di vegetazione legnosa. I Salici, anche quando sono solo bassi cespugli, consolidano il substrato alluvionale e trattengono il  sedimento più fine preparando il terreno per le piante più evolute. Il Salice rosso ed il Salice ripaiolo sono le specie più diffuse, con densi aggruppamenti cespugliosi sopratutto di salice rosso associato a varie specie igrofile fra le quali il Meliloto bianco, la Salcerella , i Cappellini comuni. Più sporadici, il Salice da ceste e il Salice bianco. Alcune specie importate si sono diffuse con successo, ricordiamo la Robinia, (nordamericana), l' Ailanto, (cinese) e l' Indaco bastardo che si alterna sui substrati alluvionali con i salici arbustivi; il Topinambur, diffuso lungo il corso del fiume che a fine settembre ed in ottobre illumina di giallo tutto l'ambiente. Ancora presenti molti fiori tipici, la Lisca rigogliosa e  resistente, il Poligono anfibio, il Trifoglino palustre, il Caglio tardivo, la Giunchina comune.  Lungo il corso del Vara  troviamo la rarissima Latrea clandestina  parassitaria  radicale delle latifoglie.                     

BOSCO RIPARIO - Sulla riva, a contatto con il bosco ripario, prevalgono il Pioppo nero e l' Ontano comune. Nel folto sottobosco troviamo il Sambuco, il Sanguinello e il Biancospino comune, e poi la Robinia e l' Ailanto.                                                                       

IN COLLINA - Risalendo i pendii si trovano boschetti di Roverella ed esemplari isolati di Quercia Farnia, fra residue pinete di Pino marittimo e un esteso mantello di castagneti. Le colline, inframezzate da coltivi a vigne e olivi, sono ampiamente contornate da boschi misti, dove troviamo in larga presenza il Leccio, l' Orniello e il Carpino nero, con Noccioli, Corbezzoli, Sorbi, Pungitopi e Ginestroni. Presenti zone di macchia mediterranea.

Gli animali

I PESCI - Per quanto riguarda le specie autoctone segnaliamo la rarefazione dello Spinarello e dell' Anguilla. La Trota fario viene immessa in continuazione. Presenti nelle limpide acque del Vara e dei torrenti immissari, le Carpe, i Cavedani , i Vaironi,  le Rovelle, le Tinche, i Ghiozzi padani, i Barbi plebejus, i Barbi canini,  l'Alosa (o Cheppia) e alcune rare Lamprede di fiume. Ricordiamo che in Val di Vara sul torrente Gòttero, a Chiusola, è operativo l'Impianto Ittiogenico della Val di Vara, unico in Liguria, con incubatore per la riproduzione artificiale delle trote, essenziale per il ripopolamento del Vara e la sopravvivenza di specie come la Trota Fari o  autotoctona.                                                                                

GLI ANFIBI - Le pozze temporanee e le acque stagnanti delle anse più appartate sono frequentate dalla Rana verde minore, dal Rospo comune, dalla Raganella, dal Rospo smeraldino,  il Tritone punteggiato, il Tritone alpino. E' segnalata inoltre la presenza della Salamandra pezzata.                                                             

RETTILI - Il greto ciottoloso ed assolato, le lande aperte con bassi cespugli, le siepi, i freschi e folti boschetti ripariali, le tranquille lanche e gli acquitrini ricchi di larve di anfibi rappresentano ambienti favorevoli a molte specie di rettili. Troviamo così il Ramarro, la Lucertola muraiola, rarissima in Liguria, il Biacco,  il Saettone,  la Biscia dal collare e la Natrice tassellata. Presente anche la Vipera comune.                                                                                         

I MAMMIFERI - Ancora presente è il Topo-ragno d' acqua. Oggi l'alveo fluviale è frequentato soprattutto dalla volpe che qui trova abbondanza e varietà di cibo. Presente il Castorino (o Nutria), originario del Sud America, che scava tane a camera interna vicino all'acqua. Le boscaglie sono abitate da Cinghiali e Lepri. Presenti inoltre le Faine, le Donnole, i Tassi, insettivori quali il Riccio e la Talpa, roditori come lo Scoiattolo, il Topo quercino ed il Ghiro.                  

GLI UCCELLI - Numerose le  specie stanziali o stagionali, e di passo. Troviamo d' inverno i Pendolini, i Martin pescatori, le Gallinelle d' acqua, i Porciglioni, gli Storni, in folti gruppi sul fiume e sui greti, le Cornacchie grigie con i Gabbiani, le Ballerine gialle, il Merlo acquaiolo. Negli inverni più rigidi compaiono  Morette,Beccacce, Moriglioni, Fischioni, Alzavole, Germani reali, Oche. Tipica è la permanenza di Pettirossi, Luì piccoli ed altri passeriformi. Nei canneti e sui greti fluviali  troviamo l' Usignolo di fiume, la Garzetta e una vasta popolazione di  Aironi cenerini. In estate il territorio rappresenta un' importante via migratoria per gli uccelli  legati agli ambienti acquatici. Numerosi rapaci notturni come l'Allocco, la Civetta, l'Assiolo e il Barbagianni.  

 

Strutture sportive

  Lo Stadio Comunale di Piano di Follo è stato costruito a fine anni '80 col contributo del CONI. Servito di ogni comfort per gli atleti, con tribuna coperta per 600 posti, è completo di pista atletica in fondo sintetico e di attrezzature per sport vari. Ospita ogni anno il prestigioso Torneo di Viareggio giovanile, di nota rilevanza internazionale. La Palestra Comunale "Salvo d' Acquisto" presso le scuole medie di Piano di Follo è disponibile su richiesta per tutte le scuole e le società sportive. Due grandi aree verdi comunali sono attrezzate a parco e giochi per ragazzi a Piano di Follo e Piana Battolla, con pista di pattinaggio e ballo, con anello ciclabile.               A Piana Battolla è disponibile su richiesta il campo sportivo di calcio della Società Olimpia. A Piano di Follo ci sono vari campi di tennis, basket, volley, bocce, gestiti dalle varie società sportive descritte nel volume.

Attività sportive - ricreative - Sentieri

Abbiamo già potuto rilevare che la grande attenzione allo sport e al mondo giovanile che caratterizza da sempre il Comune di Follo, (e che diversi campioni a vari livelli ha già espresso, in particolare nel calcio, nel motociclismo, nel judo ecc.) ha dotato il territorio di uno dei più belli e attrezzati stadi sportivi, e di aree verdi  per giochi, pattinaggio, ciclismo, modellismo, balli e sagre, a Piano di Follo e Piana Battolla. Sono disponibili vari campi di calcio e calcetto, di tennis, volley, basket, bocce, tiro a volo, maneggi, aree per esibizioni di  modellismo ecc. delle varie Società sportive (vedi pag. 16 e 59). Per giovani e giovanissimi sono nati a Piano di Follo lo Spazio Gioco "La Capanna sugli alberi" presso la Scuola elementare (per giochi, laboratorio creativo, gite didattiche, aggregazione) e il Centro Giovani presso il Circolo ARCI (per incontri, giochi, studio, tv, musica, computer, internet). Praticabili su tutto il territorio e sui sentieri il trekking a piedi, a cavallo o in mountain-bike; molti gli antichi sentieri di collegamento tra le varie frazioni, in parte praticabili e ancora percorsi dai  tradizionali cantori del Cantar Maggio. Bellissimo il sentiero Piana Battolla - Beverino - Padivarma sul tracciato della "Strada dei Tedeschi" aperta nella seconda guerra mondiale, che propone un fresco percorso sopra la riva destra del Vara. Risalendo il Vara a pochi chilometri inizia il percorso sportivo  di canoa, rafting e kaiak (da San Pietro Vara a Brugnato), assistito da Scuole e Corsi. Sono 19 km. di acque cristalline fra le rive boscose, con  salti e rapide. Il tratto Cà di Vara - Brugnato è campo di gara eletto dalla FICK per il Campionato italiani ragazzi e master. ( www.parcomagra.iclab.it - tel. 0187.691071)  La pesca sportiva e la caccia stanziale e di passo sono praticabili con successo su tutto il territorio. Moltissime le specie interessanti per le osservazioni naturalistiche.  

Le antiche strade e la Via Francigena

Nel Medioevo insediamenti e viabilità si collegavano strettamente alle peculiarità  naturali, di ciò parlano ancora castelli, pievi, borghi murati, piccole chiese e conventi sperduti nel verde. Attraverso queste strade, intorno all' anno mille da ogni  angolo d' Europa anonimi pellegrini, mercanti ed ecclesiastici intrapresero faticosi viaggi per visitare la tomba degli Apostoli a Roma. Tra gli itinerari più antichi, quello percorso (nel 990 - 994) dal pellegrinaggio di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, è conosciuto come "Via Francigena", la via dei pellegrini da Roma a San Jacopo de Compostela, che collegava nella nostra zona il porto di Luni con Caprigliola, Aulla, Pontremoli raccordandosi all'antica via romana attraverso Ceparana e Piano di Follo dove certamente si faceva sosta alll'antica chiesa di S. Martino, eretta da pellegrini francesi nel 960 e posta al crocevia tra Val Durasca, Val di Vara e Val di Magra. Tale viabilità proseguiva poi attraverso Piana Battolla per Beverino, Castiglione Vara, Padivarma e la costa attraverso il Passo del Bracco (oppure verso Pian di Barca e Pignone), favorendo, oltre Follo, anche Padivarma col suo Ospedale di S.Prospero e la vicina Ceparana col suo mercato e la sua Abbazia. Su questo  tracciato si identificava l'antica via Romea. Un' altra via collegava Follo a Madrignano, all' antica Via Regia, sul crinale tra Val di Vara e Val di Magra. Nell' anno 1000 sono documentate inoltre una "Via di San Martino" da Piano di Follo a Montalbano attraverso la  Val Durasca, e una via tra Vezzano Ligure e San Martino. Risalendo da Follo attraverso Calice al Cornoviglio o Montedivalli si accede all'antichissima Alta Via dei Monti Liguri, che collega Ceparana al Passo del Rastello (percorrendo poi sui crinali tutta la Liguria); un percorso di ampio respiro panoramico ma anche storico per la presenza di vari menhir e altre tracce di insediamenti preromanici.

Erbe e curiosità

Lo stato di bisogno, la mancanza di medicine e di cure, favorirono, nel tempo, l'uso di molte erbe spontanee. Il decotto di fiori di Sambuco combatteva la tosse e curava l'infiammazione dei denti. I fiori si raccoglievano il giorno di S. Battista (24 giugno). Con i frutti freschi si prepara ancora uno sciroppo; con quelli essiccati  si fanno decotti efficaci contro la tosse. L' Elicriso era usato per profumare le stanze dei malati mettendolo sulle braci. Il decotto di Malva si usa ancora contro tutti i tipi di infiammazione.Una malattia molto diffusa era la congiuntivite, chiamata " u ma du boccu" (il male della spina) dal modo di curarla: si prendevano una bacinella d' acqua e 12 spine di biancospino (tanti erano gli apostoli). Ogni spina si immergeva nell' acqua e intanto si diceva: "boccu spìn / spin - a su / pe a virtù cu te dà u segnù /cun qost'ègua currènte /porta via stu ma nascènte"; ogni spina veniva fatta passare una volta intorno all' occhio per un totale di dodici volte. Anche all' Elleboro fetido  si attribuivano proprietà magiche, infatti osservando il numero dei suoi spicchi si poteva prevedere se il raccolto sarebbe stato scarso o abbondante: la pianta nasce nelle scarpate, a cespugli, si riconosce per il cattivo odore e ha gli spicchi come quelli dell'aglio che si trovano nel fiore in numero di 2, 3 o 4.  Se il fiore aveva due spicchi si diceva :"C'è la colazione e la cena"(il raccolto sarà scarso)". Se la pianta aveva quattro spicchi:"C'è la colazione, il pranzo e la cena" (il raccolto sarà abbondante). Se ne aveva tre...c'era già da star contenti! Gli impiastri dell' erba Favassa, coltivata negli orti e oggi introvabile, servivano per curare i foruncoli, nelle infezioni e nelle scottature. Numerose le insalate di campo come l' Astranzia, che nasce in primavera, si perde quando fa molto caldo, e rispunta in autunno. Fatta a cespo, è alta anche 50 cm, con fiori color rosa - lilla. Cresce anche nel grano ramificandosi tra le spighe. Si cuoceva e condiva con olio. La Borsa pastore si condiva in insalata, come le foglie di Cicoria, la Valerianella, il Centocchio, la Portulaca  la Valeriana rossa. Oggi erbe e piante della zona sono raccolte e lavorate da un' attiva industria erboristica, la Raemil, che elabora i suoi  preparati su ricette del Padre Missionario Emilio Ratti, nativo di Piana Battolla, esperto di iridologia e fitoterapia.  

Storie di nomi

Nel territorio di Follo troviamo alcuni toponimi preromanici: la terminazione tipicamente ligure -asco si riscontra nel nome Durasca, dove anche la radice Dur- è un elemento ligure costituente di numerosi idronimi: il suffisso -elia entra invece nel toponimo Graveglia. Di origine medievale è il nome Follo, riconducibile a follare (lat. fullare = pigiare - l'uva - i panni) oppure a  folo = riserva di caccia, che compare in documenti relativi ai possessi del Vescovo di Luni.  Alcuni toponimi derivano dalla situazione orografica (Monte di Follo, Monte Castello) o dalle piante prevalenti (Sorbolo). Altre località prendono nome da una particolare collocazione topografica (Oltre Vara), oppure da uno spartiacque con funzione di confine amministrativo (Monte Termi Dritti, a Follo) Non mancano i toponimi con radice Car- = monte, altura (Carnea) o con radice Bor-, Var- = acqua (rio Borrascano, torrente Gorda, Vara)

La gastronomia

  La cucina del territorio manifesta evidenti impronte liguri e lunigianesi, di terra e di mare, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei sapori primari degli ingredienti di schietta semplicità, erbette aromatiche e verdure, impasti di acqua e farine, olio d'oliva e una sapiente lavorazione. Nelle torte per esempio, sottili sfoglie di pasta racchiudono, di volta in volta i gustosi segreti di ripieni ottenuti con le ottime verdure di zona:  zucchini, carciofi, bietole, porri, patate ed "erbi". Acqua e farina s'incontrano nei "Testaroli" (il nome deriva dal testo metallico)o nei "Panigacci" (fatti col testo in materiale refrattario). L' impasto cotto sui testi caldissimi, è condito poi con olio e formaggio o pesto. Con l' impasto per fare il pane, generalmente cotto a legna, si fanno anche gli "Sgabei", specie di rombi o rettangoli, che si mettono a friggere in olio bollente, dove si alzano e si gonfiano, diventando soavemente croccanti. Tra i cibi tradizionali a base di farina di castagne, ricordiamo le "Pattone" (cotte tra foglie di castagno essicate),  le tagliatelle, la polenta, i "Ciàn. Altre zuppe tradizionali sono a base di ceci, grano farro, fagioli, bietole.  Numerose le ricette, ricavate dai prodotti naturali e biologici della terra e del bosco, come i piatti di funghi, quelli di capretto e agnello, cinghiale,  lepre, anatra, piccione, storni, senza dimenticare gli ottimi salumi e formaggi locali e il miele. Non mancano le ricette col pesce di fiume, trote, barbi, anguille, e quelle di mare (zuppe e scabecci, piatti con orate, branzini, spigole, polpi, frittura, acciughe di Monterosso, e coi rinomati mitili del golfo spezzino). Tradizionali anche la polenta, le zuppe di farro e fagioli, le bombe di riso, i piatti di stoccafisso e baccalà, le torte di riso dolci e salate, le crostate, i biscotti ai finocchi, gli amaretti, le frittelle di mele e di farina di castagne. Nel territorio continua a fiorire la tradizionale produzione di vini rinomati. Degustati anche nelle numerose sagre e feste dei vari borghi e denominati secondo svariate località e poderi di produzione, sono già citati - ed elogiati - in vari documenti medioevali.

Pietre, sculture, minerali

In Val di Vara e nel territorio di Follo esistevano cave di ardesia di ottima qualità, da cui veniva estratto il materiale impiegato per la copertura dei tetti con  lastre di pietra irregolari chiamate "ciàpe", (che ancora coprono, nei borghi, alcuni dei tetti più antichi), e per la costruzione di pavimenti e davanzali. Nella zona affiorano due tipi principali di arenaria: l' Arenaria "Macigno" e l'Arenaria di Monte Gòttero; la prima usata essenzialmente per la costruzione di portali scolpiti con simboli religiosi e pagani e per le sculture apotropaiche: teste umane stilizzate, realizzate nelle più diverse dimensioni, che si trovano spesso murate nelle pareti esterne delle case, sui lati degli edifici prospicenti gli accessi e ben visibili dalle strade, evocanti un mondo misterioso di tradizioni magico-religiose, le cui origini si perdono nella preistoria con le enigmatiche statue stele.  Una curiosità: in Val di Vara sono anche state attive diverse piccole miniere di minerali, tra cui notevole la cromite (rarissima in Italia), la varaite (una manganoacmite, unica al mondo), la cerchiaraite, scoperta nella miniera di manganese di Cerchiara. Le piccole cave e miniere sono state una risorsa economica del secolo scorso.

Le attività produttive

  Le attività produttive del territorio comunale (che si sommano ai tradizionali lavori e prodotti della campagna e dei boschi già illustrati negli altri capitoli) sono concentrate soprattutto nelle frazioni di Piano di Follo, Piana Battolla e Via Romana, con una buona e diversificata offerta di beni e servizi; ma tutte le frazioni sono ben dotate di servizi e collegate dalle autolinee A.T.C. della rete provinciale di La Spezia e dalle coincidenze con le linee C.A.T. della rete di Massa Carrara.  Quasi 200 le attività di negozi, esposizioni, magazzini, artigianato e piccola e media impresa, ristorazione, tempo libero, servizi vari, uffici assicurativi, tecnici, bancari, agenzie ecc...  Artigianato, piccola  media impresa e industria hanno trovato un' adatta collocazione, con possibilità di espansione, sulla sponda destra del Vara a Piano di Follo e  Piana Battolla e sull' ultimo tratto del Durasca, con immediato accesso alla viabilità della Val di Magra e dello spezzino, a sei km dai terminal retroportuale e ferroviario di S. Stefano Magra e dal casello A 12 e A 15. In questo quadro Follo offre agli imprenditori che vogliono insediarvi le loro attività, un mix difficilmente uguagliabile di spazi operativi, viabilità, accoglienza, disponibilità residenziali al piano e in collina, servizi sociali, sportivi e di tempo libero.