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Un po' di storia
Il nome di Follo compare
in documenti dell'anno 1197 d.C.e probabilmente deriva , come l'omonimo Fullo
presso Genova, o il toscano Follonica,
dal verbo tardo latino fullare, (da
cui l'italiano follare). Indicherebbe
il luogo dove avveniva la follatura (lavatura)
di panni, ovvero (nel significato di pigiatura) dove si pigiava l'uva o si
macinava il grano, utilizzando le acque fluviali. Altri documenti medievali lo
farebbe derivare da fola nel
significato di riserva di caccia. Ancora oggi sulla carta del territorio
comunale è denominata Folo la collina
a monte della provinciale Piana Battolla - Piano di Follo, tra il rio Canaletto
e il rio della Banca. Nella preistoria le popolazioni locali, tribù
liguri-apuane, si sostentavano con l'agricoltura, integrata dall' utilizzo
delle acque del Vara e del Durasca per
l'irrigazione, la macinazione dei cereali, il trasporto del legname e
la pesca. Fin dal 238 a.C. anche in Val di Vara la fiera civiltà
dei Liguri Briniates si oppose validamente all'espansione romana. Il
console romano Marco Emilio Lepido (che fece costruire la via Emilia e morì nel
152 a.C.), combattè lungamente i Liguri, che definiva "montani
duri agrestes", tanto che, per affermare definitivamente la pax romana
nel territorio ligure-apuano, si dovette procedere alla loro deportazione in
massa nel beneventano. Perciò solo nel 20
a.C., dopo due secoli di lotte, l'imperatore Augusto potè inserire la Liguria
nelle undici regioni dell'impero romano, tracciandone i confini , a ovest e a
sud, dal "Varo" alla Magra
e, verso nord, dalla riva destra del Po fino alla confluenza del Trebbia, ora in
territorio piacentino. Dopo la sottomissione definitiva dei liguri Apuani (14 a.
C.) Roma favorì la costruzione di opere quali postazioni difensive, torri di controllo dei confini e vie di
comunicazione; opere ulteriormente consolidate in occasione della spedizione di
Belisario, imperatore bizantino, che nel 538 d.C. venne accolto benevolmente
dalle popolazioni della Val di Vara. La spedizione longobarda
di Rotari (dal 641 al 643) fa da contraltare alla diffusione del Cristianesimo
che vide fiorire
monasteri benedettini e colombiani. Seguirono varie invasioni via terra di
popolazioni barbariche, e saccheggi di pirati (vedi, nel 1051, l'incendio e
distruzione di Luni, che si narra scambiata per Roma, a causa dei suoi bianchi
edifici marmorei, dal saraceno Mugiahid (o forse dal re normanno Hasting). Le
varie guerre, epidemie, carestie produssero sconvolgimenti e paurosi cali nella
popolazione locale.
Questi avvenimenti,
uniti allo smembramento delle antiche proprietà fondiarie romane, contribuirono
all'abbandono delle zone montane a favore dei borghi collinari più facilmente
difendibili.
Ad esempio, Tivegna e il
suo territorio, comprendente anche Follo Alto, passò in feudo dai Vescovi
lunensi ai potenti "Uomini di Vezzano"nel
936 d. C. (Imperatore Ottone I). L'agglomerato urbano di
Piano di Follo, già Castrum nel
secolo decimo, si sviluppò all' epoca intorno alla chiesa di San Martino,
eretta, forse per opera dei pellegrini francesi che si recavano a Roma in visita
giubilare, e che qui avevano trovato quella buona accoglienza di cui è
probabile testimonianza l'affresco con l'episodio del Santo che divide il
proprio mantello con la spada e ne
dona la metà al povero pellegrino, episodio raffigurato nell' emblema del
comune di Follo.
Seguendo la sorte dei
territori della Lunigiana, durante il secolo X, anche la zona del fiume Vara
divenne estense e obertenga. In seguito Carpena,
Follo, Tivegna insieme al castello
di Portovenere, furono ceduti dai nobili vezzanesi a Genova nel 1113, e la
Repubblica vi insediò dei feudatari fedeli tra i quali i Malaspina
a Follo, i Da Passano e i Conti di Lavagna nelle altre zone; poi tutto
ripassò sotto i vescovi di Luni, per entrare quindi, nel febbraio del 1224,
direttamente nella "Compagna" di Genova. Nel 1252 il papa
Innocenzo IV concesse il territorio al nipote Nicolò della nobile famiglia dei
Fieschi , che nel 1276 lo vendette alla Repubblica di Genova che lo rese
"terra di confine" e caposaldo da opporre alle mire espansionistiche
dei fiorentini e dei pisani. La storia del castello
di Follo Alto (e la sua distruzione) si accompagna alle lotte per il potere su
queste terre
fra i vari
"castellani". Nei secoli XIV e XV, i territori, già
passati a Castruccio Castracani. signore di Lucca, alla fine del XIII
secolo, diventano domini dei Visconti, degli Sforza, dei Francesi e dei
Malaspina. Ottengono definitivamente la "cittadinanza" genovese in
seguito all'intervento dell'imperatore Carlo V, alleato dei Doria, che
contribuisce a strutturare le varie comunità, attribuendo loro un Console
locale, nominato direttamente dalla "Superba", che rappresentava il
Podestà.
Nel 1578 viene infatti
redatto un primo vero statuto della comunità di Follo che regola la
legislazione, gli usi e le consuetudini. Il codice ("Capitula et seu Statuta civilia et criminalia loci et Communis Folli")
prevede le leggi civili (sessantasei capitoli) e le leggi criminali (diciassette
capitoli).
Sicuramente i nobili
locali furono fedeli sudditi della repubblica genovese, che elargì immunità e
privilegi alle comunità di Bastemoli, Follo e Valeriano
e a quelle di Carnea e Sorbolo dal 1413 al 1677.
Trascorso
il breve interregno austro - ungarico, con la pace di Aquisgrana che pose
fine alla guerra per la successione austriaca (1745 - 1748), tutto il
territorio della Val di Vara tornò a Genova
Così nel 1797 la
Repubblica di Genova risultava definitivamente divisa in quattro giurisdizioni.
Nella terza, denominata "Giurisdizione
del Golfo di Venere" (confinava con la Lunigiana e col Mesco, aveva
come capoluogo La Spezia ed era divisa in otto cantoni), il terzo cantone era
composto dalle località di Tivegna, Bastemoli, Follo, Sorbolo e Carnea.Durante
il breve periodo della Repubblica Democratica di ispirazione napoleonica del
1805, le località costituirono un unico comune. Il Congresso di Vienna del
1815, che ridisegnò l'Europa dopo le campagne napoleoniche, assegnò il
territorio al Regno Sardo - Piemontese.
Dopo l'unità d' Italia
e la successiva grande espansione economica del capoluogo di La Spezia, avvenne,
nel 1923, la creazione della Provincia della Spezia di cui Follo e il suo Comune
fanno tuttora parte.
La popolazione del
comune contribuì in larga misura al grande sviluppo che caratterizzò il
capoluogo con la costruzione dell' Arsenale Marittimo Militare della Spezia e
con le nuove attività commerciali del porto mercantile voluto dal politico
follese (di Bastremoli) Giobatta Paita.
All' epoca
la "forza lavoro" del porto veniva per lo più reclutata tra i
robusti contadini e i boscaioli della Val di Vara, sopratutto nella difficile e
pesante attività di camallaggio.
La
seconda guerra mondiale vide il Comune di Follo colpito da deportazioni,
bombardamenti e da innumerevoli episodi di guerra e poi di guerriglia
che videro oppposte milizie e truppe tedesche ai vari gruppi partigiani.
La rappresaglia fascista e tedesca del 28 luglio 1944 causò lo sfollamento ed
il rogo del vecchio centro storico del paese di Follo Castello, ritenuto covo
dei partigiani della brigata "Giustizia e Libertà". Oggi
Follo è uno dei comuni emergenti
per le attività economiche, sportive, folcloristiche, culturali, sociali e per
essere "il comune più giovane"della provincia di La Spezia per età
media degli abitanti.
Un primo sguardo al territorio
Il comune di Follo,
nella regione Liguria, provincia di La Spezia,è situato a circa 12 km a nord -
ovest della Spezia, sul versante destro del fiume Vara in prossimità della
confluenza col fiume Magra e sulle pendici orientali del monte Croce; ha una
superficie di 23.13 km quadrati ed una popolazione di circa 5800 abitanti.
Confina con i Comuni di
Bolano, Calice al Cornoviglio, Beverino, Riccò del Golfo, La Spezia, Vezzano
Ligure e con quello di Podenzana (Regione Toscana), provincia di Massa Carrara.
Fra Liguria e Toscana, dunque, terra di confine per storia, cultura e tradizioni
come tanti comuni della grande "Lunigiana Storica".
Il territorio comunale
è molto verde e di grande pregio ambientale, con numerosi boschi di pini e di
castagni. Prevalentemente collinare, favorisce le caratteristiche colture a
terrazze di uva, olive, frutteti,
verdure, fave, fagioli, mais, grano farro,piante e fiori. La zona fluviale,
molto importante dal punto di vista ambientale, fa parte del Parco Naturale
Montemarcello - Magra -Vara. I monti più elevati sono il Monte Croce (610 m.)
vicino a Carnea, il Monte Grosso (531 m.) da cui nasce il Rio Cambertano, che
sfocia nel Vara a Piana Battolla; il Monte Termi Dritti (532 m.) presso Sorbolo,
da cui nascono il Rio Borrascano, che sfocia nel Vara vicino a Beverino, e il
torrente Gorda, che confluisce a Costa di Tivegna; il Monte Torraca (301 m.)
presso Follo Alto e Villa. A
parte la limitata zona di pianura affacciata sulla Val di Magra, il comune di Follo fa parte integrante della Val di
Vara per ambiente e per civiltà, con il suo esteso territorio collinare tra i
due fiumi che lo delimitano (a Nord Est il Vara e a Sud Ovest il Durasca). Le
numerose frazioni sono rinomate per i vini, l'olio, la gastronomia tradizionale,
i prodotti del bosco (funghi, castagne, miele, legname), la selvaggina
(cinghiali, lepri). L' allevamento (suini, conigli, gallinacei, ovini e caprini)
è limitato all' autoconsumo con una piccola e pregiata produzione di insaccati
e formaggi. Le attività ristorative sono diffuse, con ristoranti e trattorie
tipiche in varie frazioni. Due gli agriturismi, a Rossoli (Sorbolo) e a Carnea. La gastronomia tipica
ligure - lunigianese, propone torte di erbi e di riso, bombe di riso, sgabei,
testaroli, frittelle di baccalà, cinghiale e capra con polenta, lepre, piatti
di pesce, molluschi e crostacei del vicino mare spezzino. Oltre al capoluogo
Piano di Follo le altre frazioni sono Piana Battolla, Bastremoli, Carnea, Follo
Alto, Tivegna, Sorbolo,
Valdurasca, Via Romana.
La Val di Vara
La Val di Vara è la più
grande valle della Liguria, traversata per 68 km. dalle acque incontaminate del
Vara e dei suoi affluenti, con un bacino di 545 km. quadrati, pari a due terzi
della provincia di La Spezia. E' anche la zona più coltivata, con vigneti,
uliveti, frutteti, produzioni di verdure, foraggi, legnami e prodotti del bosco,
funghi, erbe medicinali, e aromatiche, salumi, formaggi, cacciagione, pesca, e
piccoli allevamenti di caprini, ovini, bufale. La popolazione è
rimasta vicina alle tradizioni storiche, religiose, architettoniche, contadine.
Il paesaggio, tra i saliscendi delle valli minori, ricche di limpidi torrenti,
si copre di verdi castagneti macchiati da argentei uliveti, e più in alto da
scure pinete primigenie, alternati da campi e
terrazzzamenti a vigne, frumento, mais, grano, farro, verdure, frutteti,foraggio. Più in alto, fra
ginestre, ginepri e lavande, si risale verso i pascoli e l'aria balsamica dei
boschi di pini, larici, faggi dei passi Cento Croci, dei Casoni e del Rastrello,
rivolti sia ai lontani orizzonti marini delle Cinque Terre, sia all' alta Val di
Taro e alla Lunigiana. Tutto ciò nel silenzio
e nel fascino di antichi borghi, chiese e castelli, ereditati dall' intricata
storia di una terra "di confine" risalente alla civiltà dei Liguri
Apuani e delle misteriose statue stele. L'arteria principale è la via
Aurelia. Liberata dal traffico pesante (passato sull' autostrada A 12
Genova - Rosignano), l' antica via consolare è divenuta una comoda e godibile
strada turistica e di servizio locale, che ci accompagna, con diramazioni per
tutte le località della Val di Vara, fino al confine con la provincia di
Genova. In
questo quadro di paesaggio e di civiltà, le comodità e le tecnologie
moderne sono introdotte nel tessuto dei borghi con attenzione all'armonia e alla
natura. Numerosi ristoranti
tipici, trattorie, osterie, alberghi, campeggi, agriturismi e impianti sportivi.
La zona è un paradiso per trekking a piedi, a cavallo, in mountain bike,
e per la canoa e il kaiak.
Dati geologici e meteo
Geologicamente il
territorio, articolato fra pendii e ampie incisioni, è costituito da scisti
argillosi cretacei con alternanze di arenarie e argilliti con marne siltose e
masse di pietre verdi, i terreni sono in genere stabili e di scarsa franosità,
il Vara, alimentato da torrenti e torrentelli delle valli minori, genera nella
piana un suolo sabbioso, fertile e sciolto, adatto a ortaggi e frutteti. La piovosità,
abbondante e discontinua, è in
genere maggiore verso novembre e aprile, con minimi a maggio-giugno e agosto. Il
clima mite è di tipo mediterraneo-montano, modulato dalla complessa
conformazione orografica in vari microclimi.
La vegetazione
ZONA FLUVIALE - Partendo
dall'alveo del Vara, la vegetazione sommersa di tipo algale è caratterizzata
dalla presenza di specie limofile: Oscillatoria, Euglena, Spirulina, ecc. Le
piante superiori quali il Millefoglio d'acqua, il Ceratofillo comune e la Brasca
si sviluppano nelle acque stagnanti e quindi tipiche dei tratti fluviali a più
lento deflusso e delle pozze. Alle piante sommerse fanno compagnia i canneti a
Cannuccia di palude e la Lisca
che si insediano in acque basse o sui depositi limosi emersi, saturi di
umidità. Lungo il corso fluviale, nelle parti soggette a frequenti sommersioni,
c'è una fascia di vegetazione di
piante annuali (del genere Bidentalia tripartiti e
Onopordetalia). Tale fascia vegetazionale ha la sua maggiore estensione
nel Vara a valle di Piana Battolla.
SULLE RIVE - In
condizioni più stabili e
favorevoli si impiantano direttamente sulle ghiaie e sui depositi di ciottoli i
gruppi di salici che costituiscono la prima fascia di vegetazione legnosa. I
Salici, anche quando sono solo bassi cespugli, consolidano il substrato
alluvionale e trattengono il sedimento
più fine preparando il terreno per le piante più evolute. Il Salice rosso ed
il Salice ripaiolo sono le specie più diffuse, con densi aggruppamenti
cespugliosi sopratutto di salice rosso associato a varie specie igrofile fra le
quali il Meliloto bianco, la Salcerella , i Cappellini comuni. Più sporadici,
il Salice da ceste e il Salice bianco. Alcune specie importate
si sono diffuse con successo, ricordiamo la Robinia, (nordamericana), l'
Ailanto, (cinese) e l' Indaco bastardo che si alterna sui substrati alluvionali
con i salici arbustivi; il Topinambur, diffuso lungo il corso del fiume che a
fine settembre ed in ottobre illumina di giallo tutto l'ambiente. Ancora presenti molti
fiori tipici, la Lisca rigogliosa e resistente,
il Poligono anfibio, il Trifoglino palustre, il Caglio tardivo, la Giunchina
comune. Lungo il corso del Vara
troviamo la rarissima Latrea clandestina
parassitaria radicale delle
latifoglie.
BOSCO RIPARIO - Sulla
riva, a contatto con il bosco ripario, prevalgono il Pioppo nero e l' Ontano
comune. Nel folto sottobosco troviamo il Sambuco, il Sanguinello e il
Biancospino comune, e poi la Robinia e l' Ailanto.
IN COLLINA - Risalendo i
pendii si trovano boschetti di Roverella ed esemplari isolati di Quercia Farnia,
fra residue pinete di Pino marittimo e un esteso mantello di castagneti. Le
colline, inframezzate da coltivi a vigne e olivi, sono ampiamente contornate da
boschi misti, dove troviamo in larga presenza il Leccio,
l' Orniello e il Carpino
nero, con Noccioli, Corbezzoli, Sorbi, Pungitopi e Ginestroni. Presenti zone di
macchia mediterranea.
Gli animali
I PESCI - Per quanto
riguarda le specie autoctone segnaliamo la rarefazione dello Spinarello e dell'
Anguilla. La Trota fario viene immessa in continuazione. Presenti nelle limpide
acque del Vara e dei torrenti immissari, le Carpe, i Cavedani , i Vaironi,
le Rovelle, le Tinche, i Ghiozzi padani, i Barbi plebejus, i Barbi
canini, l'Alosa (o Cheppia) e
alcune rare Lamprede di fiume. Ricordiamo che in Val di
Vara sul torrente Gòttero, a Chiusola, è operativo l'Impianto Ittiogenico
della Val di Vara, unico in Liguria, con incubatore per la riproduzione
artificiale delle trote, essenziale per il ripopolamento del Vara e la
sopravvivenza di specie come la Trota Fari o autotoctona.
GLI ANFIBI - Le pozze
temporanee e le acque stagnanti delle anse più appartate sono frequentate dalla
Rana verde minore, dal Rospo comune, dalla Raganella, dal Rospo smeraldino,
il Tritone punteggiato, il Tritone alpino. E' segnalata inoltre la
presenza della Salamandra pezzata.
RETTILI - Il greto
ciottoloso ed assolato, le lande aperte con bassi cespugli, le siepi, i freschi
e folti boschetti ripariali, le tranquille lanche e gli acquitrini ricchi di
larve di anfibi rappresentano ambienti favorevoli a molte specie di rettili.
Troviamo così il Ramarro, la Lucertola muraiola, rarissima in Liguria, il
Biacco, il Saettone,
la Biscia dal collare e la Natrice tassellata. Presente anche la Vipera
comune.
I MAMMIFERI - Ancora
presente è il Topo-ragno d' acqua. Oggi l'alveo fluviale è frequentato
soprattutto dalla volpe che qui trova abbondanza e varietà di cibo. Presente il
Castorino (o Nutria), originario del Sud America, che scava tane a camera
interna vicino all'acqua.
Le boscaglie sono
abitate da Cinghiali e Lepri. Presenti inoltre le Faine, le Donnole, i Tassi,
insettivori quali il Riccio e la Talpa, roditori come lo Scoiattolo, il Topo
quercino ed il Ghiro.
GLI UCCELLI - Numerose
le specie stanziali o stagionali, e
di passo. Troviamo d' inverno i Pendolini, i Martin pescatori, le Gallinelle d'
acqua, i Porciglioni, gli Storni, in folti gruppi sul fiume e sui greti, le
Cornacchie grigie con i Gabbiani, le Ballerine gialle, il Merlo acquaiolo. Negli
inverni più rigidi compaiono Morette,Beccacce,
Moriglioni, Fischioni, Alzavole, Germani reali, Oche. Tipica è la permanenza di
Pettirossi, Luì piccoli ed altri passeriformi. Nei canneti e sui greti fluviali
troviamo l' Usignolo di fiume, la Garzetta e una vasta popolazione di
Aironi cenerini. In estate il territorio rappresenta un' importante via
migratoria per gli uccelli legati
agli ambienti acquatici. Numerosi rapaci notturni come l'Allocco, la Civetta,
l'Assiolo e il Barbagianni.
Strutture sportive
Lo Stadio Comunale di
Piano di Follo è stato costruito a fine anni '80 col contributo del CONI.
Servito di ogni comfort per gli atleti, con tribuna coperta per 600 posti, è
completo di pista atletica in fondo sintetico e di attrezzature per sport vari.
Ospita ogni anno il prestigioso Torneo di Viareggio giovanile, di nota rilevanza
internazionale. La Palestra Comunale
"Salvo d' Acquisto" presso le scuole medie di Piano di Follo è
disponibile su richiesta per tutte le scuole e le società sportive. Due grandi aree verdi
comunali sono attrezzate a parco e giochi per ragazzi a Piano di Follo e Piana
Battolla, con pista di pattinaggio e ballo, con anello ciclabile.
A Piana Battolla è
disponibile su richiesta il campo sportivo di calcio della Società Olimpia. A Piano di Follo ci sono
vari campi di tennis, basket, volley, bocce, gestiti dalle varie società
sportive descritte nel volume.
Attività sportive - ricreative - Sentieri
Abbiamo già potuto
rilevare che la grande attenzione allo sport e al mondo giovanile che
caratterizza da sempre il Comune di Follo, (e che diversi campioni a vari
livelli ha già espresso, in particolare nel calcio, nel motociclismo, nel judo
ecc.) ha dotato il territorio di uno dei più belli e attrezzati stadi sportivi,
e di aree verdi per giochi,
pattinaggio, ciclismo, modellismo, balli e sagre, a Piano di Follo e Piana
Battolla.
Sono disponibili vari
campi di calcio e calcetto, di tennis, volley, basket, bocce, tiro a volo,
maneggi, aree per esibizioni di modellismo
ecc. delle varie Società sportive (vedi pag. 16 e 59). Per giovani e
giovanissimi sono nati a Piano di Follo lo Spazio Gioco "La Capanna sugli
alberi" presso la Scuola elementare (per giochi, laboratorio creativo, gite
didattiche, aggregazione) e il Centro Giovani presso il Circolo ARCI (per
incontri, giochi, studio, tv, musica, computer, internet). Praticabili
su tutto il territorio e sui sentieri il trekking a piedi, a cavallo o in
mountain-bike; molti gli antichi sentieri di collegamento tra le varie frazioni,
in parte praticabili e ancora percorsi dai
tradizionali cantori del Cantar Maggio. Bellissimo il sentiero Piana
Battolla - Beverino - Padivarma sul tracciato della "Strada dei
Tedeschi" aperta nella seconda guerra mondiale, che propone un fresco
percorso sopra la riva destra del Vara. Risalendo il Vara a
pochi chilometri inizia il percorso sportivo
di canoa, rafting e kaiak (da San Pietro Vara a Brugnato), assistito da
Scuole e Corsi. Sono 19 km. di acque cristalline fra le rive boscose, con
salti e rapide. Il tratto Cà di Vara - Brugnato è campo di gara eletto
dalla FICK per il Campionato italiani ragazzi e master. (
www.parcomagra.iclab.it - tel. 0187.691071) La pesca sportiva e la
caccia stanziale e di passo sono praticabili con successo su tutto il
territorio. Moltissime le specie interessanti per le osservazioni
naturalistiche.
Le antiche strade e la Via Francigena
Nel Medioevo
insediamenti e viabilità si collegavano strettamente alle peculiarità
naturali, di ciò parlano ancora castelli, pievi, borghi murati, piccole
chiese e conventi sperduti nel verde. Attraverso queste strade, intorno all'
anno mille da ogni angolo d' Europa
anonimi pellegrini, mercanti ed ecclesiastici intrapresero faticosi viaggi per
visitare la tomba degli Apostoli a Roma. Tra gli itinerari più antichi, quello
percorso (nel 990 - 994) dal pellegrinaggio di Sigerico, Arcivescovo di
Canterbury, è conosciuto come "Via Francigena",
la via dei pellegrini da
Roma a San Jacopo de Compostela, che collegava nella nostra zona il porto di
Luni con Caprigliola, Aulla, Pontremoli raccordandosi all'antica via romana
attraverso Ceparana e Piano di Follo dove certamente si faceva sosta alll'antica
chiesa di S. Martino, eretta da pellegrini francesi nel 960 e posta al crocevia
tra Val Durasca, Val di Vara e Val di Magra. Tale viabilità
proseguiva poi attraverso Piana Battolla per Beverino, Castiglione Vara,
Padivarma e la costa attraverso il Passo del Bracco (oppure verso Pian di Barca
e Pignone), favorendo, oltre Follo, anche Padivarma col suo Ospedale di
S.Prospero e la vicina Ceparana col suo mercato e la sua Abbazia. Su questo
tracciato si identificava l'antica via Romea. Un' altra via collegava
Follo a Madrignano, all' antica Via Regia, sul crinale tra Val di Vara e Val di
Magra. Nell' anno 1000 sono documentate inoltre una "Via di San
Martino" da Piano di Follo a Montalbano attraverso la
Val Durasca, e una via tra Vezzano Ligure e San Martino. Risalendo da Follo
attraverso Calice al Cornoviglio o Montedivalli si accede all'antichissima Alta
Via dei Monti Liguri, che collega Ceparana al Passo del Rastello (percorrendo
poi sui crinali tutta la Liguria); un percorso di ampio respiro panoramico ma
anche storico per la presenza di vari menhir e altre tracce di insediamenti
preromanici.
Erbe e curiosità
Lo stato di bisogno, la
mancanza di medicine e di cure, favorirono, nel tempo, l'uso di molte erbe
spontanee. Il decotto di fiori di Sambuco combatteva la tosse e curava
l'infiammazione dei denti. I fiori si raccoglievano il giorno di S. Battista (24
giugno). Con i frutti freschi si prepara ancora uno sciroppo; con quelli
essiccati si fanno decotti efficaci
contro la tosse. L' Elicriso era usato
per profumare le stanze dei malati mettendolo sulle braci. Il decotto di Malva
si usa ancora contro tutti i tipi di infiammazione.Una malattia molto diffusa
era la congiuntivite, chiamata " u ma du boccu" (il male della spina)
dal modo di curarla: si prendevano una bacinella d' acqua e 12 spine di
biancospino (tanti erano gli apostoli). Ogni spina si immergeva nell' acqua e
intanto si diceva: "boccu spìn /
spin - a su / pe a virtù cu te dà u segnù /cun qost'ègua currènte /porta
via stu ma nascènte"; ogni spina veniva fatta passare una volta
intorno all' occhio per un totale di dodici volte.
Anche all' Elleboro
fetido si attribuivano proprietà
magiche, infatti osservando il numero dei suoi spicchi si poteva prevedere se il
raccolto sarebbe stato scarso o abbondante: la pianta nasce nelle scarpate, a
cespugli, si riconosce per il cattivo odore e ha gli spicchi come quelli
dell'aglio che si trovano nel fiore in numero di 2, 3 o 4.
Se il fiore aveva due spicchi si diceva :"C'è
la colazione e la cena"(il raccolto sarà scarso)". Se la pianta
aveva quattro spicchi:"C'è la
colazione, il pranzo e la cena" (il raccolto sarà abbondante). Se ne
aveva tre...c'era già da star contenti! Gli impiastri dell' erba
Favassa, coltivata negli orti e oggi introvabile, servivano per curare i
foruncoli, nelle infezioni e nelle scottature. Numerose le insalate di campo
come l' Astranzia, che nasce in primavera, si perde quando fa molto caldo, e
rispunta in autunno. Fatta a cespo, è alta anche 50 cm, con fiori color rosa -
lilla. Cresce anche nel grano ramificandosi tra le spighe. Si cuoceva e condiva
con olio. La Borsa pastore si condiva in insalata, come le foglie di Cicoria, la
Valerianella, il Centocchio, la Portulaca la
Valeriana rossa. Oggi erbe e piante della
zona sono raccolte e lavorate da un' attiva industria erboristica, la Raemil,
che elabora i suoi preparati su
ricette del Padre Missionario Emilio Ratti, nativo di Piana Battolla, esperto di
iridologia e fitoterapia.
Storie di nomi
Nel territorio di Follo
troviamo alcuni toponimi preromanici: la terminazione tipicamente ligure -asco
si riscontra nel nome Durasca, dove anche la radice Dur-
è un elemento ligure costituente di numerosi idronimi: il suffisso -elia entra invece nel toponimo Graveglia.
Di origine medievale è
il nome Follo, riconducibile a follare
(lat. fullare = pigiare - l'uva - i
panni) oppure a folo = riserva di caccia, che compare in documenti relativi ai
possessi del Vescovo di Luni. Alcuni toponimi derivano
dalla situazione orografica (Monte di Follo, Monte Castello) o dalle piante
prevalenti (Sorbolo). Altre località prendono nome da una particolare
collocazione topografica (Oltre Vara), oppure da uno spartiacque con funzione di
confine amministrativo (Monte Termi Dritti, a Follo) Non mancano i toponimi con
radice Car- = monte, altura (Carnea) o
con radice Bor-, Var- =
acqua (rio Borrascano,
torrente Gorda, Vara)
La gastronomia
La cucina del territorio
manifesta evidenti impronte liguri e lunigianesi, di terra e di mare,
soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei sapori primari degli ingredienti
di schietta semplicità, erbette aromatiche e verdure, impasti di acqua
e farine, olio d'oliva e una sapiente lavorazione. Nelle torte per esempio,
sottili sfoglie di pasta racchiudono, di volta in volta i gustosi segreti di
ripieni ottenuti con le ottime verdure di zona: zucchini, carciofi, bietole, porri, patate ed "erbi".
Acqua e farina
s'incontrano nei "Testaroli" (il nome deriva dal testo metallico)o nei
"Panigacci" (fatti col testo in materiale refrattario). L' impasto cotto sui
testi caldissimi, è condito poi con olio e formaggio o pesto. Con l' impasto per fare
il pane, generalmente cotto a legna, si fanno anche gli "Sgabei",
specie di rombi o rettangoli, che si mettono a friggere in olio bollente, dove
si alzano e si gonfiano, diventando soavemente croccanti. Tra i cibi tradizionali
a base di farina di castagne, ricordiamo le "Pattone" (cotte tra
foglie di castagno essicate), le
tagliatelle, la polenta, i "Ciàn. Altre zuppe tradizionali sono a base di
ceci, grano farro, fagioli, bietole. Numerose le ricette,
ricavate dai prodotti naturali e biologici della terra e del bosco, come i
piatti di funghi, quelli di capretto e agnello, cinghiale,
lepre, anatra, piccione, storni, senza dimenticare gli ottimi salumi e
formaggi locali e il miele. Non mancano le ricette
col pesce di fiume, trote, barbi, anguille, e quelle di mare (zuppe e scabecci,
piatti con orate, branzini, spigole, polpi, frittura, acciughe di Monterosso, e
coi rinomati mitili del golfo spezzino). Tradizionali anche la
polenta, le zuppe di farro e fagioli, le bombe di riso, i piatti di stoccafisso
e baccalà, le torte di riso dolci e salate, le crostate, i biscotti ai
finocchi, gli amaretti, le frittelle di mele e di farina di castagne. Nel territorio continua
a fiorire la tradizionale produzione di vini rinomati. Degustati anche nelle
numerose sagre e feste dei vari borghi e denominati secondo svariate località e
poderi di produzione, sono già citati - ed elogiati - in vari documenti
medioevali.
Pietre, sculture, minerali
In Val di Vara e nel
territorio di Follo esistevano cave di ardesia di ottima qualità, da cui veniva
estratto il materiale impiegato per la copertura dei tetti con lastre di pietra irregolari chiamate "ciàpe", (che
ancora coprono, nei borghi, alcuni dei tetti più antichi), e per la costruzione
di pavimenti e davanzali. Nella zona affiorano due
tipi principali di arenaria: l' Arenaria "Macigno" e l'Arenaria di
Monte Gòttero; la prima usata essenzialmente per la costruzione di portali
scolpiti con simboli religiosi e pagani e per le sculture apotropaiche: teste
umane stilizzate, realizzate nelle più diverse dimensioni, che si trovano
spesso murate nelle pareti esterne delle case, sui lati degli edifici
prospicenti gli accessi e ben visibili dalle strade, evocanti un mondo
misterioso di tradizioni magico-religiose, le cui origini si perdono nella
preistoria con le enigmatiche statue stele. Una curiosità: in Val
di Vara sono anche state attive diverse piccole miniere di minerali, tra cui
notevole la cromite (rarissima in Italia), la varaite (una manganoacmite, unica
al mondo), la cerchiaraite, scoperta nella miniera di manganese di Cerchiara. Le
piccole cave e miniere sono state una risorsa economica del secolo scorso.
Le attività produttive
Le attività produttive
del territorio comunale (che si sommano ai tradizionali lavori e prodotti della
campagna e dei boschi già illustrati negli altri capitoli) sono concentrate
soprattutto nelle frazioni di Piano di Follo, Piana Battolla e Via Romana, con
una buona e diversificata offerta di beni e servizi; ma tutte le frazioni sono
ben dotate di servizi e collegate dalle autolinee A.T.C. della rete provinciale
di La Spezia e dalle coincidenze con le linee C.A.T. della rete di Massa
Carrara. Quasi 200 le attività
di negozi, esposizioni, magazzini, artigianato e piccola e media impresa,
ristorazione, tempo libero, servizi vari, uffici assicurativi, tecnici, bancari,
agenzie ecc... Artigianato, piccola
media impresa e industria hanno trovato un' adatta collocazione, con
possibilità di espansione, sulla sponda destra del Vara a Piano di Follo e
Piana Battolla e sull' ultimo tratto del Durasca, con immediato accesso
alla viabilità della Val di Magra e dello spezzino, a sei km dai terminal
retroportuale e ferroviario di S. Stefano Magra e dal casello A 12 e A 15.
In questo quadro Follo
offre agli imprenditori che vogliono insediarvi le loro attività, un mix
difficilmente uguagliabile di spazi operativi, viabilità, accoglienza,
disponibilità residenziali al piano e in collina, servizi sociali, sportivi e
di tempo libero.
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