Un po’ di Storia

UN PO’ DI STORIA

Il nome di Follo compare in documenti dell’anno 1197 d.C.e probabilmente deriva , come l’omonimo Fullo presso Genova, o il toscano Follonica, dal verbo tardo latino fullare, (da cui l’italiano follare). Indicherebbe il luogo dove avveniva la follatura (lavatura) di panni, ovvero (nel significato di pigiatura) dove si pigiava l’uva o si macinava il grano, utilizzando le acque fluviali. Altri documenti medievali lo farebbe derivare da fola nel significato di riserva di caccia. Ancora oggi sulla carta del territorio comunale è denominata Folo la collina a monte della provinciale Piana Battolla – Piano di Follo, tra il rio Canaletto e il rio della Banca. Nella preistoria le popolazioni locali, tribù liguri-apuane, si sostentavano con l’agricoltura, integrata dall’ utilizzo delle acque del Vara e del Durasca per l’irrigazione, la macinazione dei cereali, il trasporto del legname e la pesca. Fin dal 238 a.C. anche in Val di Vara la fiera civiltà dei Liguri Briniates si oppose validamente all’espansione romana. Il console romano Marco Emilio Lepido (che fece costruire la via Emilia e morì nel 152 a.C.), combattè lungamente i Liguri, che definiva “montani duri agrestes”, tanto che, per affermare definitivamente la pax romana nel territorio ligure-apuano, si dovette procedere alla loro deportazione in massa nel beneventano. Perciò solo nel 20 a.C., dopo due secoli di lotte, l’imperatore Augusto potè inserire la Liguria nelle undici regioni dell’impero romano, tracciandone i confini , a ovest e a sud, dal “Varo” alla Magra e, verso nord, dalla riva destra del Po fino alla confluenza del Trebbia, ora in territorio piacentino. Dopo la sottomissione definitiva dei liguri Apuani (14 a. C.) Roma favorì la costruzione di opere quali postazioni difensive, torri di controllo dei confini e vie di comunicazione; opere ulteriormente consolidate in occasione della spedizione di Belisario, imperatore bizantino, che nel 538 d.C. venne accolto benevolmente dalle popolazioni della Val di Vara. La spedizione longobarda di Rotari (dal 641 al 643) fa da contraltare alla diffusione del Cristianesimo che vide fiorire monasteri benedettini e colombiani. Seguirono varie invasioni via terra di popolazioni barbariche, e saccheggi di pirati (vedi, nel 1051, l’incendio e distruzione di Luni, che si narra scambiata per Roma, a causa dei suoi bianchi edifici marmorei, dal saraceno Mugiahid (o forse dal re normanno Hasting). Le varie guerre, epidemie, carestie produssero sconvolgimenti e paurosi cali nella popolazione locale. Questi avvenimenti, uniti allo smembramento delle antiche proprietà fondiarie romane, contribuirono all’abbandono delle zone montane a favore dei borghi collinari più facilmente difendibili. Ad esempio, Tivegna e il suo territorio, comprendente anche Follo Alto, passò in feudo dai Vescovi lunensi ai potenti “Uomini di Vezzano”nel 936 d. C. (Imperatore Ottone I). L’agglomerato urbano di Piano di Follo, già Castrum nel secolo decimo, si sviluppò all’ epoca intorno alla chiesa di San Martino, eretta, forse per opera dei pellegrini francesi che si recavano a Roma in visita giubilare, e che qui avevano trovato quella buona accoglienza di cui è probabile testimonianza l’affresco con l’episodio del Santo che divide il proprio mantello con la spada e ne dona la metà al povero pellegrino, episodio raffigurato nell’ emblema del comune di Follo. Seguendo la sorte dei territori della Lunigiana, durante il secolo X, anche la zona del fiume Vara divenne estense e obertenga. In seguito Carpena, Follo, Tivegna insieme al castello di Portovenere, furono ceduti dai nobili vezzanesi a Genova nel 1113, e la Repubblica vi insediò dei feudatari fedeli tra i quali i Malaspina a Follo, i Da Passano e i Conti di Lavagna nelle altre zone; poi tutto ripassò sotto i vescovi di Luni, per entrare quindi, nel febbraio del 1224, direttamente nella “Compagna” di Genova. Nel 1252 il papa Innocenzo IV concesse il territorio al nipote Nicolò della nobile famiglia dei Fieschi , che nel 1276 lo vendette alla Repubblica di Genova che lo rese “terra di confine” e caposaldo da opporre alle mire espansionistiche dei fiorentini e dei pisani. La storia del castello di Follo Alto (e la sua distruzione) si accompagna alle lotte per il potere su queste terre fra i vari “castellani”. Nei secoli XIV e XV, i territori, già passati a Castruccio Castracani. signore di Lucca, alla fine del XIII secolo, diventano domini dei Visconti, degli Sforza, dei Francesi e dei Malaspina. Ottengono definitivamente la “cittadinanza” genovese in seguito all’intervento dell’imperatore Carlo V, alleato dei Doria, che contribuisce a strutturare le varie comunità, attribuendo loro un Console locale, nominato direttamente dalla “Superba”, che rappresentava il Podestà. Nel 1578 viene infatti redatto un primo vero statuto della comunità di Follo che regola la legislazione, gli usi e le consuetudini. Il codice (“Capitula et seu Statuta civilia et criminalia loci et Communis Folli”) prevede le leggi civili (sessantasei capitoli) e le leggi criminali (diciassette capitoli). Sicuramente i nobili locali furono fedeli sudditi della repubblica genovese, che elargì immunità e privilegi alle comunità di Bastemoli, Follo e Valeriano e a quelle di Carnea e Sorbolo dal 1413 al 1677. Trascorso il breve interregno austro – ungarico, con la pace di Aquisgrana che pose fine alla guerra per la successione austriaca (1745 – 1748), tutto il territorio della Val di Vara tornò a Genova Così nel 1797 la Repubblica di Genova risultava definitivamente divisa in quattro giurisdizioni. Nella terza, denominata “Giurisdizione del Golfo di Venere” (confinava con la Lunigiana e col Mesco, aveva come capoluogo La Spezia ed era divisa in otto cantoni), il terzo cantone era composto dalle località di Tivegna, Bastemoli, Follo, Sorbolo e Carnea.Durante il breve periodo della Repubblica Democratica di ispirazione napoleonica del 1805, le località costituirono un unico comune. Il Congresso di Vienna del 1815, che ridisegnò l’Europa dopo le campagne napoleoniche, assegnò il territorio al Regno Sardo – Piemontese. Dopo l’unità d’ Italia e la successiva grande espansione economica del capoluogo di La Spezia, avvenne, nel 1923, la creazione della Provincia della Spezia di cui Follo e il suo Comune fanno tuttora parte. La popolazione del comune contribuì in larga misura al grande sviluppo che caratterizzò il capoluogo con la costruzione dell’ Arsenale Marittimo Militare della Spezia e con le nuove attività commerciali del porto mercantile voluto dal politico follese (di Bastremoli) Giobatta Paita. All’ epoca la “forza lavoro” del porto veniva per lo più reclutata tra i robusti contadini e i boscaioli della Val di Vara, sopratutto nella difficile e pesante attività di camallaggio. La seconda guerra mondiale vide il Comune di Follo colpito da deportazioni, bombardamenti e da innumerevoli episodi di guerra e poi di guerriglia che videro oppposte milizie e truppe tedesche ai vari gruppi partigiani. La rappresaglia fascista e tedesca del 28 luglio 1944 causò lo sfollamento ed il rogo del vecchio centro storico del paese di Follo Castello, ritenuto covo dei partigiani della brigata “Giustizia e Libertà”. Oggi Follo è uno dei comuni emergenti per le attività economiche, sportive, folcloristiche, culturali, sociali e per essere “il comune più giovane”della provincia di La Spezia per età media degli abitanti.

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